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Andrea Fara: Italici in Transilvania tra XIV e XVI secolo

"Avem un oras frumos" zicea cineva odata. Hai sa le aratam tuturor ce se poate vedea la noi , pentru ca se poate...

Posts: 2048
Joined: 24.10.2006 14:53
PostPosted: 19.05.2011 14:07
1.

Sinteza importanta pentru genealogia familiilor din Cibinium/Hermannstadt/Nagyszeben. In special aurarii si monetarii...
Deveniti autohtoni si intrati in Patriciatul Orasului (prin casatorii) primesc nume germane..celebre in istoria Orasului..exista si acum in Biserica Parohiala Evanghelica (pana la Reforma Lutherana, Biserica Catolica, parohiala a Orasului cu patrocinul B.V.Maria), si anume in FERULA, lespezile funerare. .Nicolaus Proll de exemplu, care era si Muenzmeister de Hermannstadt, era de origina un ITALICUS de FLORENTIA:



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Ca toate aceste lucruri se leaga intre ele si nu putem ignora nici-un aspect, deci suntem obligati sa citim si celelate LINK-uri si sublink-uri in ele cuprinse, e clar.
Totul este o chestie de familie, ereditate, mosteniri, profesie..

Ca sa le intelegem trebuie sa ne dam seama ca Patricienii, deci in special Primarii si Comites de Cibinio isi transmit in familie functia..de obicei de la socru, trecand prin fiica lui, deci sotia ginerelui, care ginere devine urmasul socrului in functie. Nicolaus Proll de exemplu..

La fel si cu CASELE, aici CASA HECHT..ca sa intelegem seria de proprietari, trebuie sa stim cum a decurs mostenirea...inaintea lui au fost acei ITALICI de FLORENTIA..MONETARI..si AURARI..

La Casa Altemberger/Proll/Lulay/Pemfflinger seria spune totul..din familie...verigile de legatura sunt aici SOTIILE vaduvite si recasatorite..sotul urmator primeste functia sotului anterior decedat. Iarasi este implicat Nicolaus Proll, cel care provine din ITALICI de FLORENTIA..

Deci trebuiesc citite si Link-urile si SUB-Link-urile in ele cuprinse:

Monetaria de la Sibiu in timpul lui Matei Corvin (cuprins si oarece despre Casa Hecht)
http://www.sibiul.ro/forum/viewtopic.php?f=2&t=4279

(sublink important):

Daniela Damboiu(Muzeul Bruckenthal Sibiu): Breasla Aurarilor din Sibiu intre secolele XV-XVII
http://www.brukenthalmuseum.ro/pdf/Biblioteca_Brukenthal/XXIV/BB%20XXIV.pdf


Petre Besliu Munteanu:Primaria Veche din Sibiu
http://www.brukenthalmuseum.ro/pdf/Biblioteca_Brukenthal/I/besliu1.pdf

comentarii la aceasta despre toponimice ciudate:
http://www.sibiul.ro/forum/viewtopic.php?f=2&t=4508

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Andrea Fara (Universita degli Studi di Pisa): Italici in Transilvania tra XIV e XVI secolo:

http://www.oocities.org/marin_serban/fara2004.html

cunosteam LINK-ul de ani de zile..era pe geocities..server care nu mai exista acum.. se pare ca inghitit de yahoo, pe care personal nu-l suport, prea spioneaza tot...si aici, la aceasta cautare, yahoo cere inregistrare pentru a gasi oarece.

Ca sa fiu sigur ca nu mai dispare, dau un copy-paste..chiar daca layout-ul si scripturile nu mai sunt cele originale..dar mai bine decat nimic. TEXTUL INTERESEAZA...


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Italici in Transilvania tra XIV e XVI secolo





Andrea Fara,

Universit degli Studi di Pisa




Gli studi dedicati ai rapporti politici, economici e culturali tra Italia ed Ungheria o tra la Penisola italiana e i Paesi Romeni sono certamente numerosi[1]; alquanto pochi, al contrario, i contributi che in modo specifico si sono occupati dei legami tra la Transilvania e la Penisola nel periodo e per il tema qui presi in esame, dovuti per la maggior parte alla storiografia romena[2].

Tra il XIV e il XVI secolo le relazioni tra il regno dUngheria e la Transilvania come parte integrante di esso e lItalia furono assai profonde. I rapporti si concretizzarono in particolar modo attraverso lazione di rappresentanti finanziari, mercanti, uomini daffari, artigiani ed operai specializzati provenienti dalle pi importanti citt italiane, in particolar modo Firenze, ma anche Venezia e Genova[3]. In gran numero giunsero nel Regno

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dUngheria al seguito della Casa dAngi che, allinizio del XIV secolo, dopo la scomparsa dellultimo degli Arpad, ottenne la Corona di Santo Stefano; un rapporto con la corte che non si esaur, anzi si rafforz, con la nuova casa regnante dei Lussemburgo tra la fine del XIV e linizio del XV secolo, quindi con Mattia Corvino e i suoi successori[4].

La maggior parte degli italiani arriv dunque attraverso Buda, operando in Transilvania per un periodo pi o meno lungo, in particolare nelle citt di Cluj (ungherese: Kolozsvr; tedesco: Klausenburg), Sibiu (tedesco: Hermannstadt; ungherese: Nagyszeben) e Baia Mare (ungherese: Nagybanya). Molti di loro, come detto, erano commercianti o intermediatori finanziari, ma spesso non troviamo una netta distinzione tra le due figure: portavano con s merci e prodotti di lusso, che scambiavano sulle piazze transilvane con le materie prime valacche e moldave o con le spezie provenienti dallOriente; prestavano al potere centrale ingenti quantit di denaro, ricevendo in cambio vantaggi per lacquisto e la vendita di metalli preziosi, per la levatura dei metalli nobili dalle miniere doro e dargento della regione, quindi laffitto e lo sfruttamento delle dogane, il controllo della zecca e dellattivit monetaria locale, nonch la funzione esattoriale dei tributi dovuti alla corona (in particolare quello dei sassoni, il cosiddetto censo di San Martino), tutte attivit, queste ultime, di cui spesso gli italiani riuscirono ad assicurarsi il monopoli. Molti di essi scelsero anche di stabilirsi nelle citt della Transilvania, stringendo importanti alleanze economiche e sociali, imparentandosi con le principali famiglie dominanti nelle diverse realt urbane transilvane, fino a naturalizzarsi e poter cos accendere alle massime cariche municipali. Rapporti che certo subirono mutamenti, legati alla particolare situazione geopolitica locale ed internazionale, ma che comunque non vennero mai completamente meno: la documentazione conferma la presenza di Italici nella regione intracarpatica dalla fine del XIV secolo, per tutto il XV e il XVI, ed anche oltre. Indiscutibilmente, i documenti rimasti sono scarsi, spesso lacunosi, le fonti definiscono molti personaggi solo con un generico appellativo di Italicus, rendendo cos difficile, se non impossibile, ricostruirne gli spostamenti. Ad ogni modo si pu delineare, almeno in parte, un quadro assai composito e decisamente interessante[5].

Tra la fine del XIV e linizio del XV secolo risulta residente a Sibiu Matteo Baldi, a cui il sovrano ungherese aveva affidato lamministrazione delle saline di Ocna Sibiului nonch della zecca di Sibiu (comes camerarius)[6]. Sappiamo che nel 1408, grazie allinte-

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ressamento di un altro italiano, Filippo Scolari, detto Pippo Spano, conte di Timioara[7], egli riusc ad acquistare una casa sulla piazza principale della citt, la Piaa Mare, dove risiedevano gli intermediari commerciali ed i grandi mercanti[8]. Lascesa sociale e politica di Matteo Baldi avvenne attraverso il matrimonio: in prime nozze egli spos Dorothea Goldschmidt, figlia di Jacob, magister civium di Sibiu, divenendo anche cognato di Thomas Trautenberger, sposato anchegli con una figlia di Jacob, che otterr a sua volta la carica di magister civium. In seconde nozze Matteo si un a Katharina Henning, figlia del greav (comes) e iudex regius Johann, rappresentante di una delle pi antiche famiglie sassoni di Transilvania[9]. Da ricordare che Matteo Baldi possedeva anche immobili in Abrud e Aiud, localit per cui passava la via che metteva in comunicazione Rimetea, zona ricca di miniere di ferro, con le pianure del Mure, cosa che rende probabile un suo coinvolgimento nellattivit estrattiva dei Monti Apuseni[10].

Tra il 1439 e il 1448 un certo Papia Manin da Firenze era impegnato nella riscossione dei tributi per conto del sovrano dUngheria, con lincarico di camerarius regius

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di Dej e Sic e dicator nel Solnoc inferiore[11]. Assieme a lui, in alcuni documenti, viene ricordato anche Giovanni Italicus, camerarius di Dej[12]. Sempre come camerarius regius di Dej e Sic ricordato nel 1458 Angelo Italicus da Firenze[13]. Di altri resta solo il nome, come Edoardo Italicus, menzionato semplicemente come camerarius[14]; o Caspar Italicus, ricordato nella lettera con cui Nagh, vornic del principe Radu III di Valacchia, comunicava al Consiglio cittadino di Sibiu il risultato della sua indagine relativa ad un commercio di pepe effettuato con lettere di credito false, in cui erano coinvolti litaliano, Stefano Literatus, cittadino di Braov, e quattro greci[15].

Nel 1443 le fonti ricordano Cristoforo di Firenze, operante inizialmente a Sibiu, che, dietro richiesta del voivoda di Transilvania, allora Giovanni di Hunedoara, scriveva al Consiglio cittadino di Braov al fine di ottenere paramenta ac instrumenta ad cusionem monetarum apta. Materiale che, secondo le indicazioni del voivoda, doveva essere spostato nella citt di Sighioara, dove litaliano aveva il compito di installare una nuova zecca[16]. Nel 1446 Cristoforo si era spostato a Cluj dove, con un altro cittadino di Firenze, Antonio, deteneva il monopolio sul cambio e lacquisto dei metalli nobili estratti dalle miniere di Zlatna e di Baia di Arie, sempre con lappoggio di Giovanni di Hunedoara, ora governatore dUngheria[17].

Nel 1456 le fonti ricordano ancora Cristoforo Italicus da Firenze, stavolta con Nicola de Wagio evidentemente figlio dello stesso Matteo Baldi, essendo menzionato anche come de Waldo. In questo anno essi risultavano responsabili, assieme al magister civium Oswald Wenzel, dellamministrazione della zecca di Sibiu, detenendo il monopolio dellacquisto di metalli preziosi dai minatori di Ofenbaia e Zlatna. I tre formavano

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una societ che esercitava un controllo pressoch totale sullo sfruttamento minerario della Transilvania, in particolare per quanto riguarda lestrazione delloro e dellargento[18]. Successivamente Cristoforo si spost ancora una volta a Cluj, quindi a Baia Mare, in cui erano attive altre due camere regie, e dove importante rimaneva lattivit di estrazione di metalli nobili[19]. Senza dimenticare che lattivit di Cristoforo comprendeva anche la riscossione dei tributi, in particolare il censo di San Martino, dovuto alla corona dagli hospites sassoni di Transilvania[20].

I documenti ricordano anche un Francesco Italicus, residente a Cluj, fratello o comunque parente del gi ricordato Cristoforo, nonch cognato di Nicola Aurifaber, magister civium di Sibiu, di cui aveva sposato la sorella, Margherita Aurifaber. LItaliano era impegnato nel commercio di vino, aveva diverse propriet immobiliari dentro e fuori la citt di Cluj, e probabilmente anche una piccola banca[21]. Nel 1469 Francesco richiamava lattenzione del cognato Nicola sulla casa di Cristoforo a Sibiu che, a causa della difficile situazione finanziaria e dei debiti accumulati, rischiava di essere confiscata a favore di un certo Johannes Borth. Il fiorentino chiedeva dunque al magister civium di intervenire a favore dei tre figli ed eredi di Cristoforo, facendone valere le disposizioni testamentarie; e laddove ci non fosse stato possibile, che almeno i debiti di Cristoforo non ricadessero su Francesco stesso[22].

Evidentemente Nicola Aurifaber dovette avere successo, se nel 1472 Paolo Italicus, figlio dello stesso Cristoforo, col consenso della sorella Barbara, pot vendere la casa nella Piaa Mare di Sibiu a Georg Hecht, futuro magister civium e comes camerarius, per la

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somma di 1.000 fiorini doro[23]. Paolo comparve poi nel 1482 davanti al Consiglio cittadino di Cluj, che convalidava la divisione di un alcuni beni avuti in eredit tra lui e laltra sorella Margherita[24].

Nel 1456 Zanobio da Firenze, in quanto marito di Anna, figlia di Nicola Zaz, ricco greav e iudex regius della sede sassone di Sebe, comparve davanti ai giudici di Sibiu impegnati nel dirimere una controversia riguardante lillecita occupazione del territorio di Pianul de Sus da parte della famiglia della moglie: una zona in cui ragguardevole era lattivit di estrazione delloro[25]. Figli di Zanobio Italicus furono Antonio e Nicola, i quali, a partire dal 1470, comparvero nei registri delle imposte e dei conti della citt di Sibiu sotto il nome di Zanobi o Proll[26]. Entrambi risultarono eletti nel Consiglio cittadino, ma fu Nicola, il pi giovane, che ebbe una carriera politica notevole[27]. Negli anni 1494 e 1495 egli fu iudex sedis, arrivando a detenere, dapprima da solo, poi con Johannes Lulay, futuro iudex regius e comes Saxonum, lo sfruttamento della zecca cittadina[28]. Dal 1496

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al 1499, anno della sua scomparsa, Nicola Proll condusse, in qualit di camerarius regius, anche lintero complesso delle saline di Transilvania[29], arrivando a coprire persino la carica di magister civium di Sibiu negli anni 1498 e 1499[30]. Oltre a ci, egli fu attivo nellindustria estrattiva della regione di RodnaBistria[31] e pratic un ricco commercio, importando ed esportando tessuti da Anversa e Norimberga, coltelli, probabilmente ancora da Norimberga o Steyr, ed altre merci[32]. Alla sua morte, Nicola Proll lasci ai suoi eredi una notevole fortuna che, oltre a denaro e gioielli, comprendeva diversi beni immobili, soprattutto case e vigneti, a Sibiu, Sebe, Aiud e Cluj[33]. La famiglia Proll o Zanobia ricordata nelle fonti di Sibiu fino alla met del XVI secolo, per poi scomparire, probabilmente assorbita in altre famiglie sassoni[34].

Allinizio del XVI secolo, personaggio assai rilevante fu il mercante fiorentino Rasone Bontempi che, dalla sua sede principale di Buda, coltiv floridi affari in Transilvania, vuoi di persona, vuoi attraverso propri agenti, in un periodo relativamente lungo, dal 1502 al 1519[35]. Da quanto risulta dai documenti, egli faceva prestiti al sovrano ungherese, recuperando poi i crediti attraverso la riscossione delle rendite fiscali della Transilvania, in particolare dalla comunit sassone della regione. La prima menzione dunque del 1502, in una lettera indirizzata dal giudice di Sibiu a quello di Braov, affinch siano pagati a Rasone o ai suoi messi la somma di 4.129 fiorini, da prelevare dalle entrate della dogana sassone, di cui il mercante fiorentino risulta affittuario beneficiario[36]. Non si hanno pi notizie di Rasone e della sua attivit in Transilvania fino al 1505-1506, anni in cui risulta in relazione ad unoperazione di cambio e credito[37]. Nel 1507 compare in rapporto al pagamento del censo di San Martino dovuto dai Sassoni al sovrano, di cui con

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evidenza risulta ancora beneficiario, per cui ricevette un primo saldo di 500 fiorini da parte del magister civium di Sibiu, che li consegn ad un messo del fiorentino stesso[38]; quindi, contemporaneamente, di altri 570 fiorini da parte di Hans Schyrmer, negoziante di Braov, e dei suoi associati, a Buda[39]. Il 20 gennaio 1508 Rasone ricevette dalla citt di Bistria 1.200 fiorini, sempre in rapporto al censo di San Martino[40]. Nello stesso anno, i cittadini di Sibiu spedirono a Rasone e ai suoi soci 3.963 fiorini e 20 denari, come saldo parziale di un prestito di 20.000 fiorini del 1507[41]. Sappiamo che nel 1509 fu assicurata nuovamente a Rasone la rendita del censo di San Martino: in una serie di lettere inviate al Consiglio cittadino di Bistria, Benedetto de Bathyan, tesoriere regio, invitava pi volte la citt a pagare 1.500 fiorini del censo al mercante fiorentino[42]. Alla fine dello stesso anno, nuovi inviti, stavolta per 2.000 fiorini, furono fatti anche da Tommaso, arcivescovo di Gran, che non manc di sottolineare quanto Rasone fosse veteranus ac specialis amicus, qui nobis multa impendit grata obsequia[43]. E tuttavia i cittadini della citt sassone si dicevano impossibilitati a soddisfare simili richieste[44].

In modo simile per il 1512, allinizio del quale Rasone invia a Sibiu un suo familiare, Pietro Martellini, per riscuotere dalla citt un debito di 2.150 fiorini, con possibilit di dilazione fino all11 novembre, giorno di San Martino, ma con una sovrattassa di 200 fiorini per il ritardo[45]. Nello stesso anno e con la medesima motivazione Rasone

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ricevette pagamenti anche dalla citt di Braov[46]. Ad ogni modo, la riscossione dei debiti non doveva avvenire in modo troppo solerte, se sempre nel 1512 troviamo Rasone in persona come ospite in Transilvania, a Bistria e con ogni probabilit non manc di visitare le altre citt sassoni a lui debitrici[47]. Allinizio del 1514 due documenti ci ricordano che per il 1515 il sovrano concedeva in anticipo il censo di San Martino. In una prima lettera, esso doveva essere diviso tra Rasone ed il negoziante fiorentino Felice[48]; in una seconda missiva, rilasciata a breve distanza dalla precedente, tra Rasone da una parte e Felice e Antonio, venecianis mercatoribus, dallaltra[49]. Da questo momento risulta pi difficile seguire i movimenti e lattivit finanziaria di Rasone in Transilvania, che comunque continu a riscuotere il censo di San Martino ancora per gli anni 1518 e 1519, nonch a prestare denaro alle citt sassoni[50].

Il gi ricordato Felice appare per la prima volta nel 1513, in una lettera di Vladislao II, con cui il sovrano ordinava alla citt di Braov di versare al suo creditore fiorentino la somma di 750 fiorini, da detrarre dal censo di San Martino[51]. Nel 1514, come visto, il censo di San Martino dellanno successivo doveva essere diviso tra Rasone e Felice: questi

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riscuote la propria parte dalla citt di Bistria alla met del 1515, per mezzo di Michele Olos, suo dipendente[52]. La situazione finanziaria della corona non doveva essere delle pi rosee, se nello stesso 1515 il sovrano ordina alle citt di Bistria e Braov di versare a Felice 2.000 fiorini, da detrarre addirittura dal censo di San Martino del 1517, semota omni excusatione et quavis difficultate[53]. Ancora nel 1518 Bistria pag a Felice mercator florentinus una somma di 250 fiorini[54].

Altri Italici attivi in Transilvania allinizio del XVI secolo furono il gi ricordato Pietro Martellini che, dopo essere comparso come familiare di Rasone[55], nel 1515 risulta mercante indipendente residente a Buda, da dove percep dalla citt di Bistria una somma di 1.900 fiorini, ancora dal censo di San Martino[56]; Francesco da Firenze, presente a Braov nel 1514 come collettore regio[57]; Antonio da Firenze, anche lui familiare di Rasone[58]; Antonio da Venezia, residente sempre a Buda, che nel 1507, attraverso un proprio messo a Sibiu, incass dalla citt di Bistria diverse somme, sempre dal censo di San Martino[59], mentre nel 1513 Vladislao II chiese alla citt di Sibiu di pagare allo stesso 2.500 fiorini, di nuovo dal censo di San Martino[60]; infine, Giacomo Grisoni di Venezia e Fausto Guai di Roma, affittuari delle miniere doro di Zlatna per lanno 1574[61].

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Le relazioni economiche tra Italia e Transilvania non si esaurirono con la sola presenza degli operatori finanziari sin qui ricordati, in parte assimilati dai gruppi egemoni delle citt sassoni. Diversi furono i mercanti italiani che parteciparono alla vita commerciale della Transilvania, conducendo affari di natura assai diversificata su tutte le principali piazze della regione, tanto intra quanto extracarpatica. I legami erano di tipo diretto, anche se pi sporadici, con mercanti provenienti da Venezia, da Buda e dallUngheria, eventualmente dalle colonie genovesi del Mar Nero, passando poi per la Valacchia, o indiretto, per mezzo di importanti centri come Vienna e Cracovia. Le citt della Transilvania, in particolare Braov, Bistria, Sibiu e Cluj divennero cos centri economici e di scambio decisamente importanti, in cui era possibile incontrare e fare affari con i mercanti locali nonch provenienti dalle pi diverse regioni europee[62].

Nel 1500, litaliano Giovanni e il suo socio Geronimo importano a Sibiu, probabilmente dalla citt valacca di Trgovite, panno di tipo schamlot[63]. Un Geronimo Italus, forse lo stesso socio di Giovanni, tra lagosto e il settembre del 1507, risulta coinvolto in un processo con i cittadini di Braov, dove vengono convocati come testimoni quelli di Bistria[64]. Nel 1509 un Giorgio Italus acquista una sella dai maestri artigiani di Sibiu[65]. Nel 1520 Vincenzo Italus acquista bestiame dal moldavo Drghici, senza per pagarlo;

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ne segue una lettera dello stesso principe di Moldavia al Consiglio cittadino di Braov affinch il dovuto fosse al pi presto saldato[66]. Nel 1521 Michele Italus di Brila presente nella stessa citt transilvana[67]. Nel 1535 un certo Giovanni Dylansy Italus ha relazioni tra Braov e la Valacchia[68]. Nel 1549 un altro Antonio da Venezia trasportava merci varie sempre da Braov verso la Valacchia per una somma di 240 fiorini[69]. Ancora, nel 1563 Giovanni II Sigismondo Zpolya concedeva un salvacondotto a Pietro Francesco Perusini da Milano[70]. Nel 1604, infine, Rodolfo II raccomandava al Consiglio cittadino di Baia Mare il mercante veneto Gaspare Mazza[71]. Diversi poi gli Italici a seguito dei militari e della corte principesca transilvana, che come gli altri facevano ottimi affari[72].

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Sia direttamente sia tramite la Transilvania si esportavano dalla Valacchia e dalla Moldavia materie prime (prodotti agricoli, pelli, bestiame, cera, lana, spezie dal Levante, ecc.); dalla Penisola, pi o meno tramite intermediari, si importavano nei paesi carpatici beni di lusso e prodotti finiti di qualit superiore (tessuti fini molto ricercati i panni italiani, di Bergamo, di Verona, di Firenze , vetri e specchi, gioielli e manufatti particolari, ecc.)[73]. Assai richiesti per le loro alte capacit tecniche, le fonti ricordano numerosi Italici impegnati nei settori economici pi vari. Essi venivano richiamati dai consigli cittadini con offerte e possibilit di lavoro decisamente vantaggiose, allo scopo di migliorare la produzione locale ed ottenere manufatti di qualit superiore, pi facilmente esportabili e con notevole profitto anche al di l dei Carpazi. E molti decidevano anche di stabilirsi nelle citt di Transilvania[74].

Troviamo dunque maestri vetrai, provenienti quasi certamente da Venezia, attivi nella vetreria di Rnov, vicino Braov, come Alessandro Morosini, che ricevette dal principe Stefano Bthory lincarico di produrre vetri in collaborazione con le maestranze locali, secondo modelli italiani, con lo scopo anche di insegnar loro la propria arte[75]; pannaioli e tintori fiorentini, come Stefano di Pietro, attivo nella citt di Sibiu alla fine del XVI secolo[76]; architetti e muratori, come quello anonimo, ricordato nelle fonti col nome di Pallyr, attivo a Braov e Sibiu tra il 1545 e il 1548, assieme ai tagliapietre Pietro Italus, Giovanni da Firenze e Luca Italus[77] questultimo gi presente a Braov dal

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1538[78], poi anche al servizio di Mircea Ciobanul, principe di Valacchia (1545-1552, 1553-1554, 1558-1559)[79] o il maestro toscano che lavor per la famiglia Wolphard di Cluj, o ancora Pietro Italus da Lugano, che prest la sua opera a Bistria[80].

Ben pi importanti gli architetti militari[81], tra cui Martino di Spazio, attivo a Timioara nel 1552; Alessandro da Urbino, chiamato in Transilvania nel 1552 ut passus et itinera versus Moldaviam et Vallachiam perspiciat; Antonio di Bufalo e Paolo da Mirandola ad Alba Iulia nel 1561; Andrea di Trevisano, che i documenti del 1554 ricordano

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come supremus magister supra caeteros magistros muratores ac lapicides in Transilvania; Francesco da Pozzo da Milano, anchegli attivo nel 1554; Antonio da Spazio e Alessandro Cavallini; Cesare Baldigara a Satu Mare a partire dal 1559; Filippo Pigafetta; Domenico da Bologna, a Gherla; il veneziano Ottavio Baldigara ad Oradea nel 1584, e Simone Genga di Urbino nella stessa citt tra il 1585 e il 1599; Achille Tarducci da Corinaldo; il bolognese Giovanni Marco Isolani nel 1598, e molti altri[82].

Nel corso dellt medievale e premoderna, per la sua posizione geografica e per levoluzione storica del suo territorio, la regione carpato-danubiana svolse una funzione di frontiera tra lOccidente romano-germanico rappresentato dai regni dUngheria e, in parte, di Polonia, quindi dal Sacro Romano Impero retto dalla dinastia asburgica , lOriente bizantino ortodosso, nelle sue forme greca e slava con limpero bizantino e i voivodati (principati) di Valacchia e Moldavia , e il mondo musulmano con lImpero Ottomano in espansione verso lEuropa centrale.

In questo contesto, la Transilvania fu e per certi versi continua ancor oggi ad essere una frontiera nella frontiera, trovandosi da un lato parte integrante e confine orientale del Regno ungherese prima e dellImpero Asburgico poi, dallaltro in comunicazione, oltre la catena dei Carpazi, col Commonwealth bizantino, palesato dai principati autonomi di Valacchia e Moldavia, quindi con la Dr al-Islm musulmana. Una frontiera fra tre mondi diversi, sulla quale gli incontri e gli scontri tra le diverse realt politiche, economiche, sociali e culturali davano vita a suggestioni del tutto particolari[83].

I commercianti e gli uomini daffari italiani parteciparono a questo crogiolo culturale transilvano ed anzi ebbero un ruolo non trascurabile nel collegare la regione intracarpatica ma in modo indiretto anche quella extracarpatica ad un pi ampio sistema europeo, per tutto il periodo qui preso in esame, mettendo a frutto le loro notevoli capacit imprenditoriali e relazioni internazionali[84]. La duttilit sociale di questi Italici dimostrata dal loro intuito, dalla loro capacit di adattamento alle nuove situazioni che si venivano man mano a creare in un ambiente in continua trasformazione, come fu quello transilvano; perch, se vero che eventi come la Riforma e lavanzata dellImpero Ottomano ebbero conseguenze profonde sulla vitalit del sistema, questo non venne mai completamente meno, riconfigurandosi secondo i nuovi parametri politici, economici e sociali che si erano venuti a creare in rapporto proprio a quegli stessi avvenimenti.





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[1] Di sicuro aiuto ed orientamento, in una bibliografia amplissima, di cui sarebbe impossibile rendere conto, il lavoro di Veronica Turcu, Bibliografia istoric romno-italian (Bibliografie selectiv). Evoluia publicaiilor istorice romno-italiene pn n 1996, Cluj-Napoca 1997; per parte ungherese, in lingua italiana: B. Hman, Gli Angioini di Napoli in Ungheria (1290-1403), Roma 1938; D. Huszti, Mercanti italiani in Ungheria nel Medioevo, in Corvina, III, 1940, pp. 10-40, entrambi con ulteriore bibliografia.

[2] Samuel Goldenberg, Italieni i ragusani n viaa economic a Transilvaniei n secolul al XVI-lea, in Studii. Revist de istorie, XVI, no. 3, 1963, pp. 591-619; Idem, Notizie del commercio italiano in Transilvania nel secolo XVI, in Archivio Storico Italiano, CXXI, no. 2, 1963, pp. 255-288 (essenzialmente una traduzione del precedente); George Lzrescu, Nicolae Stoicescu, arile Romne i Italia pn la 1600, Bucarest 1972, pp. 48-54, passim; Florina Ciure, Relaii comerciale ntre Veneia i Transilvania n secolul al XVI-lea, in Studii i materiale de istorie medie, XXII, 2004, pp. 225-248. Consideriamo espressione della storiografia romena anche i lavori degli studiosi romeno-sassoni, di lingua tedesca, comunque riguardanti solo in parte il tema qui affrontato: Gustav Gndisch, Die Oberschicht Hermannstadts im Mittelalter, in Zeitschrift fr Siebenbrgische Landeskunde, IV, 1981, pp. 3-21 e, di recente pubblicato, come Idem, Patriciatul din Sibiu n Evul Mediu, in Transilvania i saii ardeleni n istoriografie. Din publicaiile Asociaiei de Studii Transilvane din Heidelberg, Sibiu 2001, pp. 127-145, pp. 134-136; K. G. Gndisch, Das Patriziat siebenbrgischer Stdte im Mittelalter, ColoniaWeimarVienna 1993, pp. 237-246, p. 283.

[3] Senza cadere in facili generalizzazioni, come si vedr, il maggior numero di Italici presenti in Transilvania fu di origine fiorentina, quindi veneziana; i genovesi restarono pi attivi in Valacchia e Moldavia, attraverso gli importanti scali commerciali del Mar Nero ed i porti di Chilia, Cetatea Alb e Brila sulle foci del Danubio. Anche per la presenza di Genova nel Mar Nero e sul Danubio e i suoi rapporti con la Valacchia e la Moldavia la bibliografia assai vasta; si segnala: I genovesi nel Mar Nero durante i secoli XIII e XIV. Atti del Colloquio romeno-italiano di Bucarest, 27-28 marzo 1975, Bucarest 1977, con contributi sullargomento di importanti studiosi italiani (ad esempio Petti Balbi) e romeni (erban Papacostea); per una bibliografia aggiornata si veda V. Turcu, op. cit., passim.

[4] Per un inquadramento generale della presenza italiana nel Regno dUngheria e nellarea carpato-danubiana in epoca medievale e moderna, ed i rapporti che con la Penisola intrattennero importanti figure quali Giovanni di Hunedoara, Mattia Corvino, Stefano Bthory, Stefano il Grande di Moldavia ed altri ancora, si veda G. Lzrescu, N. Stoicescu, op. cit., passim, con ulteriore bibliografia.

[5] In questo senso non si potranno prendere in considerazione proprio quegli Italici ricordati solo come tali, rimandando alle varie edizioni di fonti edite e citate nel corso del presente lavoro, sotto le voci Italicus ed altre collegate. Per i mercanti ragusei si veda S. Goldenberg, Notizie cit., pp. 275-288; per la figura di Pietro di Giovanni, importante commerciante raguseo della seconda met del XVI secolo si veda Ibidem, pp. 283-288.

[6] G. Gndisch, Patriciatul cit., p. 134; K. G. Gndisch, op. cit., p. 241, nota 17.

[7] Filippo Scolari nacque nel 1369 a Tizzano, vicino Firenze, e mor a Lipova nel 1426. Giunse in Ungheria al seguito di un ricco mercante, Luca della Pecchia, che portava articoli di lusso alla corte arcivescovile di Esztergom/Strigonia, e qui fece buona impressione sullalto prelato, che lo assunse come amministratore. Lo stesso re Sigismondo di Lussemburgo lo stim molto, concedendogli il proprio favore ed affidandogli importanti incarichi, come appunto quello di conte di Timioara. Si distinse come abile comandante nella lotta contro gli Ottomani, ma anche come colto e fine mecenate, propagatore della cultura rinascimentale in Transilvania; sulla sua complessa figura si veda: G. Lzrescu, N. Stoicescu, op. cit., pp. 61-66; Ioan Haegan, Banatul i nceputurile luptei antiotomane (1389-1426). Rolul lui Filippo Scolari, in Revista de istorie, XXXI, no. 6, 1978, pp. 1031-1032; Idem, Filippo Scolari, un condotier italian pe meleaguri dunrene, Timioara 1997, passim.

[8] Urkundenbuch zur Geschichte der Deutschen in Siebenbrgen (dora in poi sar citato Urkundenbuch), vol. III, (1391-1415), Hermannstadt (Sibiu) 1902, doc. 1613, p. 460 (8 aprile 1408): [] Mathias Baldi civis civitatis Cybiniensis partis Transsilvanae, honorem seu officiolatum camerariatus salifodinae de Wyzakna [Ocna Sibiului], nostro scilicet et aliorum comitum salium regalium nostrorum ut puta antecessorum temporibus a dudum tenuit et servavit [].

[9] Ibidem: [] ut puta prius bonae memoriae Dorotheae filiae Jacobi senioris proconsulis, nunc autem laudabilis feminae Katharinae filiae piae recordationis Johannis iudiciis regii nunptis potiatur. Da notare che un altro cognato di Matteo Baldi, che in una lista di una congregazione religiosa formata da persone sposate e chierici del capitolo di Sibiu (Kalandsbruderschaft) viene ricordato col nome di Jacob Schoren, figlio omonimo del gi ricordato Jacob, nel 1419, alla morte del fiorentino, spos la di lui vedova Katharina. Questo anche se, secondo il diritto canonico, come fratello della prima moglie di Matteo Baldi, di fatto Jacob era parente di Katharina, Cfr. G. Seiwert, Die Brderschaft des heiligen Leichnams in Hermannstadt, in Archiv des Vereins fr Siebenbrgische Landeskunde, nuova serie (dora in poi sar citato AVSL), X, no. 3, 1872, pp. 314-360, p. 316; G. Gndisch, Patriciatul cit., p. 134.

[10] Urkundenbuch cit., vol. IV, 1416-1437, Hermannstadt (Sibiu) 1937, doc. 1874, pp. 116-117 (22 dicembre 1419); Cfr. G. Gndisch, Patriciatul cit., pp. 134-135.

[11] Urkundenbuch cit., vol. V, 1438-1457, Bucarest 1975, doc. 2335, pp. 25-26 (16 marzo 1439), doc. 2398, p. 69 (16 gennaio 1441), doc. 2403, pp. 73-74 (7 marzo 1441), doc. 2528, pp. 163-164 (6 febbraio 1446), doc. 2654, p. 260 (12 agosto 1448): Papa Manin Italicus de Florencia, camerarius de Dees et Zeek, dicator de Zolnok inferior; in Dees residenti.

[12] Urkundenbuch cit., vol. V, doc. 2398, p. 69 (16 gennaio 1441), doc. 2403, pp. 73-74 (7 marzo 1441): Johannes et Papa, camerarii Italici in Dees.

[13] Urkundenbuch cit., vol. VI, (1458-1473), Bucarest 1981, doc. 3139, pp. 27-28 (24 agosto 1458, Buda): [] Angelloni Italico de Florincia [].

[14] Urkundenbuch cit., vol. V, doc. 2655 pp. 260-261 (15 agosto 1448): [] Oduardo Italico, camerario [].

[15] Urkundenbuch cit., vol. VI, doc. 3753, pp. 425-426 (8 novembre 1469): [] Caspar Italicus []. Linchiesta di Nagh scagionava completamente Stefano Literatus, indicando come responsabile proprio Caspar, mentre i quattro greci erano stati complici inconsapevoli.

[16] Urkundenbuch cit., vol. IV, doc. 2466, pp. 120-121 (29 settembre 1443): Ego Christoferus Ytalicus, concivis Cybiniensis, camerarius monetarum magnifici viri Johannis de Hwnyad, vaivodae Transsiluani []. Non sappiamo se Cristoforo abbia avuto successo: non si sono conservate testimonianze circa lavvenuta consegna; ad ogni modo difficile pensare che Braov, primo centro economico della Transilvania, abbia rinunciato cos facilmente alla zecca.

[17] Urkundenbuch cit., vol. V, doc. 2550 pp. 175-176 (23 agosto 1446): [] Cristhophoro et Antonio Italicis de Florencia camarariis cusionis monetariorum et cimentariorum nostrorum de Cluswar [].

[18] Urkundenbuch cit., vol. V, doc. 3047, pp. 548-549 (30 ottobre 1456): [] Nicolai de Wagio et Cristoferi de Florencia italicorum camerariorum urburarium et cusionis monetarum nostrarum Cibiniensium []; Ibidem, doc. 3048, p. 549 (31 ottobre 1456): Nicolao de Wagio et Cristoforo de Florencia Italici camerariis.

[19] Urkundenbuch cit., vol. VI, doc. 3321, pp. 145-146 (24 aprile 1463), in cui Mattia Corvino comunicava alla citt di Bistria lintroduzione della nuova monetazione, ordinandone limmediata applicazione secondo le direttive di [] Cristophorus de Florencia, comes camerae nostrae Rivolidominarum [Baia Mare] []; Ibidem, doc. 3383, pp. 186-187 (12 giugno 1464), in cui Mattia Corvino chiede al fiorentino di consentire a Symon auricusor di Sibiu la vendita di una certa quantit di piombo acquistato; Ibidem, doc. 3621, pp. 341-342 (13 giugno 1468), dove il Consiglio cittadino di Baia Mare comunicava a quello di Sibiu che Cristoforo aveva dovuto rimandare il suo viaggio daffari a Sibiu a causa dellinsicurezza regnante in Transilvania.

[20] Urkundenbuch cit., vol. V, doc. 2556, p. 179 (28 ottobre 1446), doc. 2562, p. 184 (22 dicembre 1446); Ibidem, vol. VI, doc. 3104, pp. 4-5 (7 febbraio 1458), doc. 3106, p. 6 (19 febbraio 1458), doc. 3107, p. 6 (3 marzo 1458).

[21] K. G. Gndisch, op. cit., pp. 243-244.

[22] Urkundenbuch cit., vol. VI, doc. 3671, p. 370 (18 gennaio 1469): [] dominus Cristoforus ipsam domum sub forma testamenti tribus pueris suis legavit. Si pu facilmente dedurre che a questa data Cristoforo fosse deceduto. Nella stessa lettera Francesco proponeva a Nicola Aurifaber di prolungare il soggiorno della figlia Agnese a Cluj, giacch la ragazza desiderava imparare lungherese, senza preoccuparsi delle voci assolutamente infondate circa la presenza della peste in citt, dove anzi [] homines antiqui moriuntur.

[23] Urkundenbuch cit., vol. VI, doc. 3916, pp. 526-527 (1 giugno 1472): Paulus, filius prudentis viri Cristoferi quondam Italicus de Florencia, civis de Riuulodominarum camerarii alias, [] et Barbarae sororis suae []. In questo documento Barbara compare anche come coniugis [] circumspecti Francisci Italici, concivis civitatis Coluswar: molto probabile un errore, a meno di non pensare alla presenza di un altro Francesco Italicus a Cluj, sposato con una figlia di Cristoforo, Cfr. K. G. Gndisch, op. cit., p. 244, nota 21, il quale, tuttavia, sebbene rilevi linesattezza riguardante Barbara come moglie di Francesco, sembra poi non distinguere tra la stessa Barbara e Margherita; probabilmente egli non tiene conto dellinformazione contenuta nella lettera pur citata del 18 gennaio 1469, in cui si ricorda che Cristoforo aveva lasciato la propria casa in eredit a tribus pueris suis (vale a dire, secondo quanto si evince dai documenti, Paolo, Barbara e Margherita), Cfr. Ibidem, nota 22 e nota 24.

[24] Urkundenbuch cit., vol. VII, (1474-1486), Bucarest 1991, doc. 4504, pp. 325-326 (6 settembre 1482): [] famosus Paulus Cristoferi Itali et honesta domina Margaretha soror eius [].

[25] Urkundenbuch cit., vol. V, doc. 3024, pp. 533-534 (3 giugno 1456): Zanobia Italicus de Florentia; Cfr. G. Gndisch, Patriciatul cit., p. 135, nota 45. Incerta lorigine di questo Zanobio, che potrebbe appartenere alla famiglia dei Bardi (un Zanobio de Bardi presente a Firenze nel 1414), quindi in rapporto al gi ricordato Matteo, oppure essere un discendente di una delle altre famiglie fiorentine giunte in Ungheria a seguito degli Angi (un Zanobio da Firenze presente alla corte di Ludovico I il Grande nel 1373), problema che resta senza soluzione a causa della scarsit dei documenti conservati. Cfr. K. G. Gndisch, op. cit., p. 244.

[26] Quellen zur Geschichte der Stadt Hermannstadt (dora in poi sar citato QGSH), vol. I, Rechnungen aus dem Archiv der Stadt Hermannstadt und der Schsische Nation (c. 1380-1516), Hermannstadt (Sibiu) 1880, alle voci Proll ed altre collegate.

[27] Sulla figura di Nicola Proll si veda G. Gndisch, Die Grabsteine in der Ferula der ev. Stadtpfarrkirche in Hermannstadt, 2. Nikolaus Proll, in Mitteilungen aus dem Baron Brukenthalischen Museum, XII, 1947, pp. 15-17; QGSH, vol. III, Inschriften der Stadt Hermannstadt aus dem Mittelalter und der Frhen Neuzeit, Hermannstadt (Sibiu) 2002, pp. 26-27.

[28] QGSH, vol. I, pp. 162-164, p. 166, p. 178, p. 183: Nicolaus Proll, iudex sedis Cibiniensis; Ibidem, p. 167, p. 174, p. 196: Nicolaus Zanobia, iudex sedis Cibiniensis.

[29] QGSH, vol. I, p. 217, pp. 220-222, pp. 225-226, p. 228, p. 236, pp. 241-242, p. 251: Nicolaus Proll camerarius, comes salium Transsilvanensis.

[30] G. Seiwert, Chronologische Tafel der Hermannstdter Plebane, Oberbeamten und Notare. Erste Abtheilung von 1309 bis 1499, in AVSL, XII, no. 2, 1875, pp. 189-256, p. 213, le note 128-129: Nicolaus Zanoby alias Proll, Magister Civium Cibiniensis.

[31] K. G. Gndisch, op. cit., p. 245, nota 25.

[32] QGSH, vol. I, p. 178 (salnitro), p. 196 (coltelli), p. 284 (tessuti di varia provenienza), p. 288 e p. 301 (ancora coltelli), Cfr. G. Gndisch, Patriciatul cit., p. 136, nota 48.

[33] Ibidem, p. 136, nota 49; K. G. Gndisch, op. cit., p. 245.

[34] G. Gndisch, Patriciatul cit., p. 136.

[35] Le fonti lo ricordano come Raso, Razo, Rason, Rasso Wontemp o Vontempis, Cfr. S. Goldenberg, Notizie cit., p. 257, nota 12.

[36] Archivio di Stato di Braov (dora in poi sar citato ASB), Collezione Schnell, II, doc. 36 (27 novembre 1502); nello stesso documento ricordato anche Anthonium concivem florentinum, socium antedicti Rasonis.

[37] QGSH, vol. I, p. 442: Pro cambio trecentorum flor., quos anno praeterito idem dominus Jacobus Budae a Razone Italo mutuo acceperat, in auro restituendorum puta quorum ducenti ad solutionem census sancti Martini centum vero ad expensas devenerunt, assignavit [] flor. 15, den.0 (12 aprile-16 dicembre 1506). ragionevole pensare che in tale periodo egli sia rimasto comunque attivo, Cfr. S. Goldenberg, Notizie cit., p. 258, che non rileva questa notizia del 1506, ma direttamente quelle del novembre 1507, Cfr. Ibidem, le note 38-39.

[38] QGSH, vol. I, p. 474: Eodem die expedivit dominus magister civium ad rationem census ordinari beati Martini episcopi familiari Razonis Itali Budensis super ipsius deputatione per dominum thesaurarium facta [] flor. 500, den. 0 (25 novembre 1507).

[39] ASB, Collezione Schnell, II, doc. 41 (26 novembre 1507); si noti che Hans Schyrmer era suocero di Pietro Haller, della grande famiglia di commercianti di Transilvania; in proposito si veda S. Goldenberg, Hallerii. Un capitol din istoria comerului i al capitalului comercial din Transilvania n sec. XVI, in Studii. Revist de istorie, XI, no. 5, 1958, pp. 89-116.

[40] Archivio di Stato di Cluj-Napoca (dora in poi sar citato ASC), fondo Archivio di Bistria (dora in poi sar citato AB), no. 71 (20 gennaio 1508), Cfr. A. Berger, Urkunden-Regesten aus dem Archiv der Stadt Bistritz in Siebenbrgen (1203-1570), vol. I-III, ColoniaWeimarVienna 1986-1995 (dora in poi sar citato Urkunden-Regesten), doc. 483.

[41] QGSH, vol. I, p. 512: Dominus magister civium ad rationem restantiarum solutionis ultimi subsidii anno proxime elapso regiae maiestati per universos Saxones oblati ut puta 20000 flor. expedivit Razoni mercatori Florentino aliisque, quibus deputationes factae sunt, in una summa [] flor. 3963, den. 20 (18 aprile 1508). Nel luglio successivo si ha notizia di un nuovo pagamento, si veda Ibidem, p. 521: Assignavit dominus magister civium pro superadditione flor. 75, quo commodo super aurum a quodam homine in solutionem Razonis Itali cepit [] flor. 5, den. 25/ Iterum ei, qui flor. 20 ad eandem solutionem accomodavit, assignavit [] flor. 1 den. 60 (31 luglio 1508).

[42] ASC, AB, doc. 291 (8-9 maggio 1509) e doc. 293 (10 giugno 1509); Cfr. Urkunden-Regesten cit., doc. 510 e doc. 512.

[43] ASC, AB, doc. 297 (25-29 ottobre 1509); Cfr. Urkunden-Regesten cit., doc. 518.

[44] Ibidem, doc. 522.

[45] Archivio di Stato di Sibiu (dora in poi sar citato ASS), Collezione Post., L 58, doc. 157 (24 gennaio 1512).

[46] Quellen zur Geschichte der Stadt Kronstadt (dora in poi sar citato QGSK), vol. I, Rechnungen aus 1503-1526, Kronstadt (Braov) 1886, p. 197: Item civitas dedit feria quinta proxima ante festum natalis domino Johanni Benckner, eo tempore iudici, flor. 50 ad solutionem census futuri beati Martini episcopi, super litteras Rasonis mercatoris Florentini, cui praescripti pro illo censu beati Martini in flor. 650, summas habemus super illis 50 flor. datis. Quittantias eiusdem Rasonis ad futurum annum pertinentur (23 dicembre 1512).

[47] ASC, AB. Conti della citt di Bistria, IV/a, doc. 13 (1512): Domino Rasoni mercatori florentino intuitu honoris in vino, piscibus et avena [] fl. 0, d. 74.

[48] ASC, AB, doc. 337 (4 marzo 1514): Paulus de Warda, vicetesoriere regio, scriveva al Consiglio cittadino di Bistria, ricordando espressamente gli ordini del re per cui il censo di San Martino ad manum Rasonis mercatoris florentini dare nuper vobis mandaverat. Nunc etiam non obstante literis ipsis in personam prefati Rasonis datis, iuxta priora scripta et mandata sua ad manus dicti Felicis [mercatori florentino] vobis integraliter dare commisit; Cfr. Urkunden-Regesten cit., doc. 579. Da notare che gi in una lettera di credito di Vladislao II alla citt di Braov in favore dello stesso Felice, datata 6 ottobre 1513 (Cfr. Ibidem, nota 51), questi era ricordato come mercatori florentino, come in questatto del 4 marzo 1514, mentre nel successivo documento del 28 marzo 1514 detto veneziano (Cfr. Ibidem, nota 49). Che si tratti di due mercanti diversi? Crediamo improbabile lipotesi, dato che questa rimane lunica menzione di Felice come veneziano, mentre tutte le altre restano legate alla sua origine toscana. La presenza e lattivit di un mercante veneziano in Transilvania avrebbero certo lasciato maggiori tracce, per lo meno simili a quelle degli altri operatori finanziari attivi nella regione; pi probabile quindi una confusione del notaio cittadino di Bistria, Cfr. S. Goldenberg, Notizie cit., pp. 259-260, nota 27.

[49] ASC, AB, doc. 339 (28 marzo 1514); Cfr. Urkunden-Regesten cit., doc. 581.

[50] ASC, AB. Conti della citt di Bistria, IV/a, doc. 17 (1518-1519), con pi riferimenti, Cfr. S. Goldenberg, Notizie cit., p. 260, le note 29-30. Sullattivit finanziaria di Rasone in Tansilvania, la documentazione darchivio comunque assai scarsa: si conserva memoria di operazioni per un totale di pi di 24.000 fiorini, ma certo tale somma deve considerarsi per difetto, Cfr. Ibidem, p. 260.

[51] ASB, Privilegi, doc. 302 (6 ottobre 1513).

[52] ASC, AB, doc. 355 (8 maggio 1515); Cfr. Urkunden-Regesten cit., doc. 604.

[53] ASC, AB, doc. 364 (16 ottobre 1515); Cfr. Urkunden-Regesten cit., doc. 611 e doc. 612; S. Goldenberg, Notizie cit., p. 260, nota 34, con la somma errata di 200 fiorini, corretta per in Idem, Italieni i ragusani cit., pp. 595-596, nota 1.

[54] ASC, AB. Conti della citt di Bistria, IV/a, doc. 17 (1518-1519).

[55] I documenti lo ricordano come Petrus Martellinus, Petrus Mortallini, Petrus Pytis alias Mortalin, Cfr. supra, le note 45 e 56.

[56] ASC, AB, doc. 362 (6 agosto 1515); Cfr. Urkunden-Regesten cit., doc. 610. Ma gi in una lettera dellanno precedente di Vladislao II al Consiglio di Bistria Pietro compare come creditore del re, col nome si noti di Petrus Pytis alias Mortalin, Cfr. Urkunden-Regesten cit., doc. 582 (2 aprile 1514). Negli anni successivi Pietro Martellini giunse di persona anche a Braov, sempre per la riscossione dei tributi del censo di San Martino, si veda QGSK, vol. I, p. 260 (25 gennaio 1520), p. 268: Item Petro Martelli nuntio regio, qui venerat pro repetenda taxa regia, vinum et malvaticum dono datum (et 2 cubulos avenae) pro [] asp. 12 (3 maggio 1520), p. 285 (18 ottobre 1520).

[57] Eudoxiu di Hurmuzaki, Documente privitoare la istoria romnilor, vol. XV/1, Acte i scrisori ardelene din Bisrita, Braov, Sibiu (1358-1600), Bucarest 1911, pp. 225-226 (1 gennaio 1514).

[58] Cfr. supra, nota 36.

[59] QGSH, vol. I, p. 471: Sabbato ante Mathei misso famulo cum famulo Anthonii Itali Veneti de Buda ad Bistriciam in facto deputationum ex censu sancti Martini et cetera, expensae [] flor. 1, den. 0 (18 settembre 1507).

[60] ASS, Doc. Lit., L 16, lettera no. 489 (18 dicembre 1513), Cfr. S. Goldenberg, Notizie cit., p. 261, nota 41.

[61] Notizia nel resoconto di viaggio di Pierre Lescalopier nei Paesi Romeni del 1574, Cfr. Cltori strini despre rile Romne, vol. II, (1551-1583), a cura di Maria Holban (curatrice coordinatrice), Maria Matilda AlexandrescuDersca Bulgaru, Paul Cernovodeanu, Bucarest 1970, p. 436, Cfr. S. Goldenberg, Notizie cit., p. 261, nota 42 e F. Ciure, op. cit., p. 236.

[62] La bibliografia sullargomento praticamente sconfinata: Cfr. V. Turcu, op. cit., passim; per un quadro generale circa levoluzione delle relazioni economiche e le vie di commercio che univano i tre Paesi carpatici allUngheria e allOccidente nonch allOriente si possono in particolare vedere, tutti con ulteriore e pi ampia bibliografia: Radu Manolescu, Comerul arii Romneti i Moldovei cu Braovul (sec. XIV-XVI), Bucarest 1965; Zsigmont Pal Pach, Levantine trade and Hungary in Middle Ages, Budapest 1975; Idem, The Transylvanian route of Levantine Trade at the turn of the 15th and 16th centuries, Budapest 1980; Gheorghe I. Brtianu, Marea Neagr. De la origini pn la cucerirea otoman, 2a edizione, Iai 1999. Con particolare riferimento alle relazioni con lItalia si veda D. Huszti, op. cit., passim; S. Goldenberg, Notizie cit., passim; Idem, Italieni i ragusani cit., passim; G. Lzrescu, N. Stoicescu, op. cit., passim; ci sia consentito di rimandare anche ad Andrea Fara, Istituzioni politiche e vita economica su una frontiera dellEuropa medievale. I Sassoni di Transilvania dal XII al XVI secolo, Tesi di dottorato di ricerca, in fase di compimento presso lUniversit degli Studi di Pisa.

[63] QGSH, vol. I, p. 287: Item Ytalici domini videlicet Johannes cum suo socio Ieronimo de Tergouista exportavit schamlot pecias 4, solvit [] flor. 0, den. 50 (12 maggio 1500). Interessante notare, nel caso in cui anche Geronimo sia di origine italiana, come questi sembri avere una presenza stabile in territorio valacco, Cfr. supra, nota 54.

[64] QGSH, vol. I, p. 470: Missis litteris ad Bistriciam convocationalibus ad mandata regia super facto litis Jeronimi Itali erga Brassouienses et cetera [] flor. 1, den. 0. / Missis et ad Brassouiam in eodem facto expensae [] flor. 1, den. 0. / Missis iterum ad sedes in eodem facto flor. 1, den. 0 (12 agosto 1507); Eodem die misso famulo ad Brassouiam cum litteris dominorum in facto Italici Jeronimi ratione satisfactionis iudiciariae deliberationis factae, expensae [] flor. 0, den. 75 (6 settembre 1507); il coinvolgimento dei cittadini di due delle pi importanti citt transilvane certo prova dellampiezza degli interessi dei mercanti di origine italiana nella regione.

[65] QGSH, vol. I, p. 520: Georgio Italo pro una sella [] flor. 0, den. 70 (25 luglio 1509).

[66] E. di Hurmuzaki, Documente cit., vol. XV/1, p. 248: Vincencius Italus, gener Jacobi Itali (10 settembre 1520). Se il principe di Moldavia si rivolse al Consiglio di Braov lecito supporre che litaliano si fosse stabilito o quanto meno frequentasse in modo assiduo la citt sassone. Del Vincenzo risulta attivo a Braov ancora lanno successivo: QGSK, vol. I, p. 367: Item expensas Lerde Janosch ad vicewaywodam cum litteris ex parte Itali Vincentii etc. [] asp. 25 (26 novembre 1521), p. 368: Item Lerdi Janos pro salario ad Fogaras per 3 dies et ad dominum vicewaywodam per 7 dies ex parte Vincentii Itali etc. [] asp. 40 (5 dicembre 1521), Cfr. S. Goldenberg, Notizie cit., p. 262.

[67] QGSK, vol. I, p. 343: Item illis qui custodias tenuerunt apud Italum Michaelem de Brala per 4 dies [] asp. 16 (22 giugno 1521); allinizio del secolo i registri di Braov ricordano la presenza di un altro mercante proveniente da Brila, di cui sfortunatamente non specificata lorigine ma non si dimentichi che nel porto danubiano soggiorn a lungo una cospicua colonia genovese Ibidem, p. 21: Item Roma de Brayla importavit pro flor. 27 [] solvit flor. 1 asp. 17 (16 luglio 1503).

[68] QGSK, vol. II, Rechnungen aus 1526-1540, Kronstadt (Braov) 1889, p. 416: Item in vespera Mariae Magdalenae uni Valacho qui cum literis a Radul waywoda ex parte bonorum Joannis Dylansy Italici huc venit misi tribus vicibus panes, cancros et novem octoalia vini facit [] asp. 34 den. 1 (22 luglio 1535), p. 417: Item eodem die uno Valacho qui secundario a Radwll waywoda venit ratione bonorum parvi Itali Joannis Dylansy, quae apud Gregorium pictorem fuerunt, ei misi bina vice dono panes, poligrana uzonum et sex octoalia vini facit [] asp.20 (13 agosto 1535).

[69] Citato in Idem, Italieni i ragusani cit., p. 597, nota 8.

[70] ASC, AB, doc. 35 (28 settembre 1563): Petrus Franciscus Perusinus Mediolanensis; Cfr. Urkunden-Regesten cit., doc. 2839 e doc. 2840.

[71] Archivio di Stato di Baia Mare, fondo I, doc. 3 (1 settembre 1604): Gaspar Mazsa negotiator italus che risulta in causa con Gerhard Lyssibona, mercante di Cracovia, per un debito di 6.000 scudi; Gaspare Mazza fu attivo nei Principati Romeni a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, in veste di rappresentante e agente di alcuni facoltosi mercanti veneziani residenti a Costantinopoli oppure impegnandosi in proprio nei traffici mercantili tra larea danubiana, Costantinopoli e Venezia, Cfr. Cristian Luca, Veneziani, Levantini e Romeni fra prassi politiche e interessi mercantili nellEuropa SudOrientale tra Cinque e Seicento, in Romania e Romnia: lingua e cultura romena di fronte allOccidente, a cura di Teresa Ferro, Udine 2003, p. 247 e doc. VI, p. 258.

[72] S. Goldenberg, Notizie cit., pp. 263-264.

[73] Sul traffico di bestiame tra i Paesi Danubiani e Italia, in particolare Venezia, e gli itinerari comunemente percorsi, si veda Ibidem, pp. 264-267, Cfr. supra, nota 62; F. Ciure, op. cit., p. 231, pp. 238-240.

[74] Ma molti erano anche i transilvani che, impegnati in ambiti assai diversi, si recavano in Germania e in Italia, in particolare Venezia, con lidea di imparare il mestiere o perfezionare la propria arte: le fonti ricordano vetrai, monetieri, tipografi, pannaioli, architetti, ecc., si veda S. Goldenberg, Notizie cit., passim.

[75] ASB, Collezione Fronius, I, doc. 326 (3 agosto 1573): Moresinus Italus [] ad vitreanos pro confectione quorundam vitrorum. Il Morosini presente nella stessa Braov negli anni 1573-1574, Cfr. E. di Hurmuzaki, Documente cit., vol. XV/1, p. 810 e p. 812; F. Ciure, op. cit., p. 242.

[76] ASS, Doc. Lit., L 28, lettera no. 1368/a (13 febbraio 1593): Stephanus de Petro tinctor et praefectus pannificum italorum, che riceve dallo iudex Albert Huet 240 fiorini ratione expensarum et debitorum Cibinii causa texturae panni contractorum et redemptionem pannorum quorundas oppignoratorum. Maestri italiani erano attivi nella stessa Braov, Cfr. S. Goldenberg, Notizie cit., p. 273. La lana utilizzata di solito proveniva dalla Valacchia o dalla Moldavia; sullargomento, si veda Idem, Commercio, produzione e consumo dei panni di lana nei paesi romeni (secoli XIV-XVII), in Produzione, commercio e consumo dei panni di lana. Atti della Seconda Settimana di Studio, 10-16 aprile 1970, Istituto Internazionale di Storia Economica Francesco Datini di Prato, Firenze 1976, pp. 633-648.

[77] A Braov questa piccola societ imprenditrice lavor alla costruzione dei bagni e dei bastioni cittadini. QGSK, vol. III, Rechnungen aus (1475) 1541-1550 (1571), Kronstadt (Braov) 1896, p. 257: Italo architecto vulgo Pallyer fl. 20; Lucae Italo cum illo Italo Cibinium misso exp. fl. 3; exp. et merc. de equis, quibus idem Italus est ductum Cibinium fl. 3; eidem Italo pro victualibus apud Joannem Kemmell fl. 5 asp. 32; eidem, quamdiu hic fuit, 95 oct. vini fl.2 asp. 43; Lucae lapicidae Italo, qui continuo apud hunc Italum fuit et etiam Cibinium, 33 diebus merc., 1 die asp. 4, facit fl. 2 asp. 32 (2 febbraio 1545), p. 267: Joanni mensatori solvi pro lignea Bastya, quam Italus Pallyr dictus parari fecerat, fl. 1 asp. 10 (18 maggio 1545), p. 412: Lucas Italus lapicida paravit vulgo ein dyr Gered hat gehawen(24 marzo 1547), p. 454: Lucae Italo lapicidae qui stubam balnei superiorem lapidibus quadratis stravit ac scamna lapidea fecit et alia multa ibidem laboravit, merc. ex conjunctione [] 50 fl. / Lucas Italus per dies 4 laboravit in vulgo Kazten meliorando (27 agosto 1548), p. 462: Lucae Italo qui paravit vulgo 2 Gesems yber dy Laden an dem Schweys Owen, asp. 40 (1 settembre 1548).

[78] QGSK, vol. II, p. 545: Lucas Italus murator risulta al servizio della citt assieme ad altri (24 dicembre 1538).

[79] QGSK, vol. III, p. 441: Ipso die Bartholomei venit Lucas Italus in Campolongo habitans, fam. Myrche wayw., cum Ztoyka Dobromyr ex Adrianopoli suntque profecti ad d. thesaurarium. Ipsi Lucae misi dono quater Lebensmittel, darunter ova piscium, fr asp. 46 (24 agosto 1548). Luca sembra avere anche un ruolo di collegamento, risultando spesso latore di missive e merci (ovviamente in quantitativi ridotti) da e per la Valacchia, Cfr. Ibidem, p. 442: Eodem die venerunt a d. thesaurarium Lucas Italus et Ztokya Dobromyr; Lucae misit dono bis Lebensmittel fr asp. 21 und 2 ligaturas bonorum cultellorum et 1 pileum fl. 1 asp. 7 (5 settembre 1548), p. 443: Eodem die venit Lucas Italus a Mrche wayw. cum litteris Ladislao Ewdenfl, Paulo Bannk et Joanni Glesan sonantibus optavitque, ut popam nostrorum Bulgarorum Thomam secum illuc mitteremus, cui misi dono Lebensmittel bis fr asp. 25 (12 settembre 1548), pp. 444-445: Joannes Tot cum litteris ad d. thesaurarium missus abduxit hinc ad d. thesaurarium Turcam illum, quae Myrche wayw. cum Luca Italo huc miserat. Turcae dedi in exp. fl. 1; Martinus Bogner exposuit in Turcam asp. 20; Joanni Tot exp. fl. 5 (23 settembre 1548). Da notare che in questo stesso periodo Luca lavora e compare come stipendiato nel libro paga della citt di Braov, Cfr. supra, nota 77, documenti del 27 agosto 1548 e dell1 settembre 1548.

[80] Stefan Wolphardus di Cluj aveva studiato a Padova, riportando con s diversi muratori e uno scultore toscano per la costruzione della propria casa: G. Lzrescu, N. Stoicescu, op. cit., p. 202-203. Sulla figura e lopera di Pietro da Lugano, si veda Gheorghe Mndrescu, Activitatea lui Petrus Italus de Lugano, in Acta Musei Napocensis, XVI, 1979, pp. 225-234.

[81] Sulla presenza di alcuni architetti e costruttori italiani, e in genere di altri vari Italici, in Transilvania del CinqueSeicento si veda anche il recente articolo di Iacob Mrza, ZevedeiIoan Draghi, Italiani ad Alba Iulia nellepoca del Principato autonomo di Transilvania (1541-1691), in LItalia e lEuropa CentroOrientale attraverso i secoli. Miscellanea di studi di storia politico-diplomatica, economica e dei rapporti culturali, a cura di Cr. Luca, Gianluca Masi e Andrea Piccardi, BrilaVenezia 2004, pp. 147-157.

[82] S. Goldenberg, Notizie cit., pp. 274-275; G. Lzrescu, N. Stoicescu, op. cit., pp. 53-54, pp. 200-207, con altri esempi, anche in ambiti quali la pittura e la musica.

[83] Cesare Alzati, Le terre romene frontiera e mediazione di sistemi diversi, in Idem, Lo spazio romeno tra frontiera e integrazione in et medioevale e moderna (Piccola Biblioteca Gisem, 16), Pisa 2002, pp. 55-68.

[84] G. Rossetti, Lo spazio carpato-danubiano e il sistema Europa dei secoli XI-XVI: una frontiera complessa, prefazione a C. Alzati, op. cit., pp. 7-12.
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sper ca am luat tot...



Georg Schoenpflug von Gambsenberg
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